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DESCRIZIONE |
| Bettini. Finnalmente mondiale! | E’ stato il mondiale di Bettini. Dopo vari tentativi andati a vuoto negli ultimi anni, finalmente Paolo Bettini riesce a vincere il titolo mondiale. Una vittoria ottenuta sfruttando un opportunismo fuori dal comune. Dopo una gara abbastanza tirata su un percorso poco ondulato, si presentavano una cinquantina di corridori all’ultimo km. Quando tutti si aspettavano una volata generale, con grandi favoriti: Boonen, Hushovd e McEwen succede l’impensabile. La Spagna si inventa un numero da circo equestre ai 600 m finali e Sanchez e Valverde grazie al buco di un loro compagno di squadra guadagnano 50 metri. Subito sono lesti a saltare alla loro ruota Zabel e Bettini. Ques’tultimo, dopo una condotta di gara comunque generosa e un pochino troppo dispendiosa, vince la volata ristretta con una ruota di vantaggio sul tedesco. I voti: Spagna: 10. Perfetti! Mancando di Freire e Astarloa(e scusate se è poco) hanno fatto una gara attentissima culminata con il capolavoro ai seicento metri finali. Sono la migliore nazionale vista negli ultimi 10 anni e il numero inventato in questo mondiale lo conferma. Peccato che Valverde non avesse abbastanza gamba per vincere lui la volata. Sicuramente lo spagnolo ha pagato gli sforzi fatti nelle tre settimane della Vuelta. Italia: 9. Hanno corso molto bene, stavolta, a differenza degli ultimi mondiali. Qualche piccola sbavatura, quando avevano degli uomini in fuga, nel voler andare troppo “a rimorchio”. Un plauso a Ballan e Rebellin. Germania: 7. Una discreta gara di squadra con uno Schumacher sempre nel vivo durante il finale e poi il secondo posto di Zabel. Svizzera: 6,5. anche loro bene in rapporto al parco corridori a disposizione, sono rimasti sempre davanti ed in evidenza nei km finali. Belgio: 5. Non hanno creduto in Gilbert quando a 40 km dalla fine era in fuga con Pozzato, Di Luca e altri 22 corridori e si sono messi a tirare per ricucire. Infine a Bonnen e atroppi suoi compagni sono mancate le gambe per arrivare a disputare una volata come quella di Madrid 2005. Australia: 5. McEwen ed O’Grady sono spariti proprio quando era il loro momento (ultimo km) per farsi vedere davanti al gruppo. Francia: 5. E’ proprio poca cosa questa nazionale qualche velleitario tentativo di Voeckler e Chavanel e nulla più. |
| Tour 2006: Persa Una Grande occasione | E’ stato veramente un bel Tour fino alla 16 tappa! Quella con l’arrivo a La Toussoire, con la vittoria di Rasmussen e la crisi di Landis (10 minuti di ritardo), con conseguente perdita del simbolo della maglia gialla in favore dello spagnolo Pereiro. Fino a lì era stata veramente uan bella corsa. Con tappe combattutissime e fughe da lontano di uomini di classifica. Sembrava quasi un ciclismo “vero” fatto di crisi, di sofferenza e con corridori che stavano a centellinare l’uso delle proprie forze km dopo km. Tatticamente nessuna squadra era in grado di controllare e gestire la corsa come invece avevano fatto negli ultimi anni i “marziani” di Armstrong. A proposito.....gli americani sono stata la vera delusione quest’ anno. Non si sono più visti passisti come Padrnos ed Ekimov andare in salita come i migliori scalatori e nemmeno corridori da classiche del pavè come Hincapie andare a vincere le tappe di montagna come era invece accaduto in passato. <br>Il finale del Tour è invece tutto da dimenticare. La 17 tappa ha visto l’impresa di Landis il nuovo 32enne fenomeno del ciclismo. Il giorno precedente l’americano era andato in crisi di brutto e meno di 24 ore dopo ha compiuto una impresa d’altri tempi andando all’attacco a 130 km dall’arrivo e giungendo solo al traguardo di Morzine con 6 minuti sul secondo. Roba mai vista nel ciclismo, neanche Fausto Coppi! Comunque Landis ha riaperto la classifica del Tour e poi nella penultima tappa, la crono di 57 km ha conquistato la maglia gialla. Quella definitiva. La sensazione è che in una corsa dove forse finalmente tutte le squadre i corridori e gli organizzatori si erano messi d’accordo per impegnarsi con i fatti ad avere un ciclismo più “pulito”, il furbo di turno abbia invece giocato sporco nel momento decisivo. I maligni sostengono anche che Landis, a causa di una malattia cronica all'anca, abbia il via libera dall’Uci per usare farmaci che rientrano normalmente sotto l’egida del doping. Insomma probabilmente si è persa una grande occasione. Note di merito a Cunego. Il ragazzo ha parzialmente riscattato il suo Giro d’Italia negativo con un Tour corso con personalità e con la conquista della maglia bianca. Che continui così! <br> |
| Giro 2006: Basso dominatore | La vittoria di Ivan Basso è stata assoluta. Fortissimo a cronometro ed in salita e con una squadra sempre impeccabile al fianco, il varesino l’ha fatta da padrone fin dalle prime tappe. La vittoria di Basso dimostra anche di quanta pochezza tecnica fosse il campo dei partecipanti alle ultime edizioni della corsa rosa. E di quanto un confronto Giro-Tour sia sempre più improponibile. La delusione maggiore viene da Cunego. Il ragazzo è giovane, ma a vederlo in questo giro ha dato l’impressione di essere un veterano che ha già dato tutto il meglio di quanto può dare un ciclista nel corso della sua carriera. Abbiamo poi assistito alle imprese di un “fenomeno”. Come chiamare altrimenti il 32enne spagnolo Catalunia, capace di esprimere in salita potenze calcolate, in watt, superiori a quelle di Pantani ed Armstrong. Lui che pesa 76 kg, ben 10 più di Basso….. Bene ora arriverà il Tour e finalmente l’Italia dai tempi di Bugno, se si esclude la vittoria inattesa di Pantani nel 98, ha un corridore che parte con tutte le credenziali per poter vincere la corsa francese. |
| 2006 : La primavera del ciclismo | Con le classiche di Primavera arriva una forte ventata di rinnovamento nel mondo del ciclismo professionistico. Anzi un vero e proprio terremoto! Le prime cinque classiche incoronano altrettanti giovani. Il più “anziano” fra di loro è Alejandro Valverde, spagnolo che a soli 26 anni, che vince la Liegi, oltre alla freccia Vallone disputatasi tre giorni prima. Gli altri vincitori sono giovanissimi: Pozzato e Sleckh, vincitori rispettivamente di Sanremo e Amstel, hanno 24 anni e lo svizzero Cancellara e il campione del mondo Tom Boonen, che a loro volta hanno vinto Roubaix e Fiandre, solo 25. C’è di che stare allegri per il futuro. Se oltre ai vincitori sono cambiate anche certe abitudini nel mondo del ciclismo, lo sapremo solo più avanti. Per ora accontentiamoci di questa nuova bella tendenza, sperando che anche nelle corse a tappe del 2006 continuino a proporsi volti nuovi. Cosa che può fare solo del bene a tutto il ciclismo. |
| A Madrid un tracciato selettivo | Niente volatone al mondiale spagnolo. Sono stati infatti una ventina solamente i corridori che si sono giocati la volata. Tra loro Tom Boonen, unico passista veloce riuscito a rimanere davanti e che alla fine ha vinto meritatamente. La gara è scivolata via non troppo veloce per i primi 200km, vivendo su una fuga di 4 comprimari appartenenti a nazioni ciclisticamente minoritarie. Dietro il gruppo era costantemente tirato da Bielorussia, Gran Bretagna e Argentina. Nazioni che non avevano nessuna velleità di vittoria e che si sono messe mercenariamente al servizio di sponsor internazionali che sono l’anima di grandi squadre come ad esempio l’Italia. Gli ultimi 50 km sono stati davvero movimentati. Gli spagnoli tentano di inventarsi la soluzione da lontano sganciando Pereiro, Perdiguero e Valverde in un gruppetto di undici uomini comprendente anche Bettini. La fuga dura lo spazio di un giro. Poi gruppo compatto. All’ultimo giro Vinokurov ci prova deciso. Alla sua ruota ancora Bettini, in giornata di grazia. Sono in sei davanti, ma vengono ripresi ai 300 metri finali. Poi in volata vince Boonen su Valverde ed il francese Geslin. I voti. Spagna: 9 - Hanno corso come avrebbero dovuto correre gli italiani l’anno scorso al mondiale di Verona. Pur non avendo Freire, per il quale questo tracciato sembrava disegnato appositamente,la Spagna ha preso il 2° posto e se Boonen non avesse resistito fino alla fine avrebbero vinto con Valverde. Belgio: 10 - Il Belgio ha corso molto bene nelle fasi decisive della corsa. Prima hanno infilato due corridori, Dewolder e Gilbert, nella fuga degli undici, poi Van Petegem nella fuga di Vinokourov e Bettini, infine Boonen si è presentato davanti per la volata finale. Australia: 4 - Sempre ad inseguire per tutto il mondiale e nel finale McEwen = missing. Italia: 4 - Si è puntato tutto su Petacchi. Lo spezzino si è probabilmente logorato nell’attesa della gara consumando molte energie psico-fisiche, che poi gli sono mancate nel finale. Bettini era in grande giornata, ma ha corso senza acume tattico e senza aiuto da parte della squadra italiana. Viene da chiedersi se i grandi tecnici italiani siano veramente tali. Infatti dopo aver fatto diversi sopralluoghi a Madrid nell’arco dell’ultimo anno, il ct Ballerini non ha saputo prevedere che il tracciato sarebbe stato molto più selettivo di quanto si credeva. |
| 4 VOLTE HERAS | Ha vinto anche questa edizione della Vuelta, terza consecutiva. Ha battuto nettamente una folta schiera di connazionali e un russo emergente : Dennis Menchov, cresciuto “ciclisticamente” in Spagna. Quattro vittorie, raggiunte seguendo i dettami della scuola Armstrong. Il corridore spagnolo non si discute in quanto a classe, basti ricordare che assieme a Pantani fu l’unico ad aver mai staccato il Texano su di un arrivo in salita al Tour (anno 2000). In questi anni però ha unito le sue doti a tutto quanto imparato nella sua esperienza come gregario di Armstrong. Allenamenti duri, cura dei minimi particolari tecnici, prova maniacale, dei percorsi delle tappe, sono solo alcune delle regole di questa filosofia ciclistica. Filosofia che prevede un corridore vincente in grado di effettuare grandissime prestazioni, anche a cronometro (terreno solitamente off per uno scalatore puro come Heras), per un periodo di sole tre settimane all’anno. Poi per tutti gli altri mesi, prestazioni e risultati da semplicissimo gregario. Non da ultimo un Tour corso solamente 7 settimane fa, in sordina con ritardi di decine di minuti sul traguardo di ogni tappa di montagna. Come spiegare in così pochi giorni una tale crescita atletica da potergli permettere di dominare la Vuelta? A chiarire la questione non concorre sicuramente ciò che è emerso dalle rivelazioni fatte dal giornale L’Equipe sul caso di doping accertato al Tour 1999 nei confronti di Lance Armstrong. E soprattutto continuando su questa strada alla fine l’unico perdente risulterà il ciclismo. |
| PRESENTATO IL GIRO 2005 | Lo scorso 22 Gennaio e’ stato presentato a Milano il giro d’Italia 2005 edizione n° 88. Somiglia molto al percorso di un Tour de France classico. E’ diviso in due parti, ed è nettamente diverso dal giro 2004. Una prima parte con Prologo e 10 tappe pianeggianti o quasi e con l’unico rilievo veramente tecnico rappresentato dalla cronometro di Firenze. A proposito del prologo e’ lungo solo 1150 metri , favoriti i passisti veloci piu’ che gli specialisti come McGee o Rogers. La seconda parte del giro sara’ invece molto dura con molte salite lunghe e difficili. Le tappe che dovrebbero essere decisive sembrano essere l’11^ Con arrivo a Zoldo Alto e il “trittico” Piemontese: 17^, 18^, 19^. In particolare in quest’ultima sara’ presente, prima dell’arrivo al Sestriere, l’inedito Colle delle Finestre (19 km con pendenza media del 9,3%) con gli ultimi 6 km di sterrato. E’ una mossa indubbiamente valida sotto il profilo spettacolare fatta dagli organizzatori, lo sara’ anche sotto il profilo tecnico se qualche corridore di classifica, a quel punto del giro, avra’ ancora la personalita’ e soprattutto le energie per scompigliare le carte in tavola. Da segnalare il ritorno della scalata dello Stelvio (cima Coppi) nel corso della 14 ^ tappa in programma per il 22 Maggio, sperando ovviamente che quel giorno le condizioni atmosferiche permettano ai corridori di salire fino ai 2758 metri del passo. Da li in discesa; e poi ancora l’ostico passo del Foscagno prima dell’arrivo a Livigno. In generale sembra un giro costruito per corridori passisti-veloci (Petacchi, Bettini, ecc.) nella sua prima parte e per corridori passisti-scalatori piu’ che scalatori puri, nella sua seconda parte. Infatti quest’anno non vi sono tappe con arrivi difficili, come fu nelle scorse edizioni (un nome su tutti : passo Zoncolan nel 2003). Il nuovo direttore della RCS Eventi sportivi Angelo Zomegnan nel corso del suo demagogico intervento, sul palco del MazdaPalace, ha promesso la partecipazione di ottimo parco atleti alla partenza della corsa rosa. Staremo a vedere. Fatte salve le assenze previste di Ulrich, Armstrong, Mayo, Heras, Kloden si punta come sempre sui corridori italioti e su qualche uomo interessante in cerca di riscatto: Vinokourov e Beloki su tutti. Atendiamo spettacolo dal duello Basso-Cunego, ma attenzione al terzo incomodo Garzelli. Nel complesso un giro piu’ duro del precedente con 22.000 e piu metri di dislivello contro i circa 18.500 dell’edizione 2004, ma un giro nel complesso meno tecnico e piu’ legato alla tradizione ed alla storia della corsa rosa. |
| PRESENTATO IL TOUR 2005 | Ci sono sostanziali novita’ nel tour 2005 rispetto ai percorsi canonici degli ultimi 20 anni. Già nella scorsa edizione era sta eliminata la consueta cronometro pianeggiante prima delle montagne. Modifica che fu accolta con soddisfazione dagli scalatori, salvo poi esibire brutte figure a ripetizione durante la corsa vedesi i “casi” Heras, Mayo, Hamilton, ecc. Nel 2005 non ci sara’ il prologo, ma la prima tappa sara’ una cronometro di 19 km. Questo potrebbe tagliare fuori i velocisti dalla lotta per la maglia gialla nella prima settimana. Per il resto un tour con tappe classiche aperto alle ambizioni di corridori completi, come sempre. Le tappe decisive probabilmente saranno la 10^ con l’arrivo a Courchevel, la 14^ con l’inedito arrivo ad Ax-3Domains e la 15^ che terminera’ a Saint’Lary Soulan - Pla D’Adet. Quest’ultima sara’ veramente interessante e per chi sarà in grado ci sarà sicuro terreno per attaccare a fondo. Infatti prima della impegnativa salita a Pla D’Adet si scalerà La Val Louron (8%) posta a soli 22 km dall’arrivo. Questa salita fu decisiva per le sorti del tour 1991 quando ci fu una fuga a due Chiappucci-Indurain con vittoria di tappa dell’italiano. Quel giorno lo spagnolo conquistò la maglia gialla e la portò fino a Parigi. Infine se ci fosse ancora incertezza per la vittoria finale la 20^ tappa fara’ da giudice ultimo. E’ infatti prevista una crono di 55 km a Saint’Etienne. Da criticare la 16^ con l'inserzione di una salita come l’Aubisque posta a ben 78 km dal traguardo ! La 17^,18^ e 19^ tappa, cosi’ come sono disegnate risultano assolutamente inutili, valide solo per carneadi di giornata che ottengono il lasciapassare per una fuga. Da questo punto di vista Giro e Vuelta hanno molto da insegnare ai francesi. Discorso a parte merita la cronosquadre che in questa edizione è prevista alla 4^ tappa. Anche se il regolamento della classifica di tale specialità è stato rivisto, la cronosquadre rischia comunque di falsare la gara fornendo ai Leader, che hanno una squadra forte, un aiuto supplementare. Infatti se il ciclismo è uno sport individuale non si capisce perché i risultati di una prova a squadre debbano influire sulla classifica generale del Tour. Se per esigenze di sponsor si deve correre a tutti i costi la cronosquadre che sia almeno non valida ai fini della classifica. Per incentivare l’impegno delle squadre in gara si potrebbero mettere in palio una serie di grosse somme a scalare. Incentivo al quale i team, sempre a caccia di finanze fresche, sarebbero molto sensibili. |
| UN BEL LOMBARDIA | Una bella corsa. Non c’è che dire. Finalmente quest’anno il percorso nel finale è stato all’altezza di una classicissima di rango come il Lombardia. Non ha vinto il più forte, ma ha vinto il più completo. Cunego ha infatti dato dimostrazione di pura eccletticità. Molto forte in salita e discesa, veloce in volate ristrette; il ragazzo si è dimostrato anche corridore di fondo notevole. Speriamo che questo atleta riesca nei prossimi anni a confermare con continuità i successi ottenuti in questa stagione. Le sue potenzialita’ sono enormi. Anche se comprensibilmente non sembra ancora maturo per confrontarsi ad armi pari con i più grandi uomini da corse a tappe e quindi con il Tour. Per il momento “accontentiamoci” di questo Cunego. Tornando alla gara, il più forte è apparso Basso anche se ha corso più per lo spettacolo che per la vittoria. Il varesino non essendo veloce allo sprint è stato artefice di una dispendiosa selezione sul Ghisallo poi annullata dal rientro di 40 corridori nei 14 km di discesa verso Erba. Nell’ultima salita non è riuscito a staccare Boogered ed Evans. L’olandese ha corso con molta intelligenza ed esperienza, ma si è ritrovato fra i piedi il veloce Cunego, rientrato sui tre a 2 km dall’arrivo. La freddezza mostrata dal Veronese ha ricordato la Sanremo vinta da Sean Kelly nel 1992. Argentin si avvantaggiò di una quindicina di secondi sul Poggio, l’Irlandese non si perse d’animo: uscì dal gruppo in discesa assieme a Fondriest, raggiunse il fuggitivo all’ultimo km e vinse la corsa. |
| Classiche : Una stagione anomala | Per le classiche questa e’ un annata quantomeno strana. E’ l’anno delle “resurrezioni”. Infatti la stagione si apre con il redivivo Oscar Freire Gomez che dopo 2 anni di anonimato vince la Sanremo oltre al mondiale (terzo successo Personale). Poi arrivano a sorpresa le vittorie del resuscitato e stagionato Rebellin alla Liegi e all’Amstel. Infine il trentaquattrenne olandese Dekker esce dall’oltretomba del ciclismo e vince la Parigi-Tours. Il fatto curioso che concorre a definire “anomala” questa stagione è che tutti gli altri vincitori delle gare di coppa del mondo sono atleti che in precedenza non avevano mai vinto una classica. Infatti Weseman, Backsteed, OGrady, Perdiguero e Flecha sono tutte “novita” affacciatesi nel 2004 nell’olimpo delle classiche. Ultimo appello sara’ il Lombardia di sabato prossimo. Chissà che non vinca ancora un neofita come ad esempio Ivan Basso. |
| VERONA 2004 | Domenica 3 Ottobre 2004 siamo stati a Verona per il campionato mondiale. Eravamo dislocati in cima alla salita delle Torricelle.Tanto il pubblico, disposto ordinatamente dietro le transenne. Questo l'ordine d'arrivo: 1 Oscar Freire Gomez (Spain) 6.57.15 (38.179 km/h) 2 Erik Zabel (Germany) 3 Luca Paolini (Italy) 4 Stuart O'Grady (Australia) 5 Allan Davis (Australia) La corsa e' stata abbastanza spettacolare.Freire ne e' un degno vincitore, soprattutto per come ha saputo correre in salita durante l'ultimo giro. -Voto alla squadra spagnola: 10 -Voto ai tedeschi: 8 -Voto agli italiani: 5 ed è alto perchè Paolini è riuscito a prendere un bronzo oramai inaspettato. Incredibile la serie di errori tattici commessi da una squadra forte come la nazionale italiana. Infatti l'Italia ha sempre subito la corsa senza mai imporla agli avversari. Il risultato e' stato che negli ultimi due giri Freire, Valverde e Zabel hanno avuto a disposizione ancora molti compagni di squadra. A quel punto logica la conclusione in volata. Senza commento il mistero della vicenda Bettini e senza alibi il commissario tecnico Ballerini che non ha saputo/voluto prevedere in anticipo la possibilita' di alternative valide al forte corridore toscano. Sufficiente la prova di Cunego che è giunto 9° al suo primo mondiale. Bene Ivan Basso, ma il percorso non era sufficientemente selettivo per le sue qualità di regolarista e scalatore. |
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